lunedì 22 agosto 2011

STORIA DELLE FORME MUSICALI LITURGICHE/7

SEQUENZA – Il significato primitivo di sequentia, ossia una “sequenza” di note, designa lo jubilus posto sull’ultima sillaba dell’alleluia (vedi puntata precedente). A partire dal VII sec. da questo tipo di sequenza, che è solamente musicale, si passa ad una sequenza parzialmente cantata nella quale i vocalizzi alleluiatici, per comodità di esecuzione, vengono suddivisi in più frasi e, a qualche frase, viene applicato un testo. In breve tempo si arriva, però, a completare il testo per tutto il melisma che, dovendosi adattare al numero delle note, non è ancora metrico. E’ ciò che racconta anche Notker Balbulus, che l’opinione comune vuole come inventore della sequenza, nella prefazione al suo Liber Hymnorum (dedicato, per inciso, al vescovo di Vercelli Liutwardo): egli dichiara che ebbe, fin da giovinetto, grandi difficoltà a ricordare quelle lunghissime catene di note. Viste, allora, tali difficoltà salutò con gioia le novità apportate da un monaco francese in fuga dopo la distruzione dell’abbazia di Jumièges, ad opera dei Normanni, nell’anno 851: quel monaco aveva con sé un Antifonario in cui vi si potevano leggere alcuni versi in corrispondenza delle sequenze. Notker, poi, su suggerimento dei suoi maestri, diffonde il nuovo (fortunato) sistema di “testualizzazione”. Verso i secoli XI-XII si comincia ad assistere alla nascita di sequenze libere.
Dal XII secolo, ossia con l’avvento della sequenza liberamente composta, il repertorio si amplia fino a diventare letteralmente sterminato. La sequenza non è più una applicazione all’alleluia nelle maggiori solennità, ma ogni festa aveva la propria sequenza. La liturgia, grazie anche all’apporto dei tropi, aveva cominciato a corrompersi accogliendo sempre più melodie e testi non troppo ortodossi. Il Concilio di Trento, nel varare il Missale Romanum, le ridusse, così, a cinque:
-         Victimae paschali di Vipo di Borgogna ( 1050) per il giorno di Pasqua omettendo la penultima strofa (Credendum est magis soli | Mariae veraci | quam judaeorum | turbae fallaci);
-         Veni Sancte Spiritus di Stefano Langton (1150 – 1228) per il giorno di Pentecoste;
-         Lauda Sion per il giorno del Corpus Domini. Il testo è attribuito a Tommaso d’Aquino, mentre la melodia è quella della precedente sequenza Laudes crucis attollamus di Ugo il Primate, arcidiacono di Orleans (sec. XIII). Sono state omesse le strofe corrispondenti a quelle dell’originale Roma naves e Fusi Traces perché troppo difficili (ma musicalmente le più interessanti);
-         Dies irae per la liturgia delle esequie. Nei mss. più arcaici il testo si arresta alla strofa 17. Si tratta, in realtà, di una sequenza sul Giudizio Universale (tema sfruttatissimo nel medioevo) per la I domenica di Avvento. La melodia, però, combinata più tardi è tratta dal tema del responsorio Libera me;
-         Stabat Mater per la festa dei Dolori della B. V. Maria. Il testo non è reperibile in mss. anteriori alla metà del XIV sec., la melodia è addirittura del XIX sec.
 In seguito alla riforma liturgica del 1969 del Concilio Vaticano II, le prime due rimangono obbligatorie, la terza e l’ultima facoltative, mentre è stato abolito il Dies irae. In conclusione, la sequenza apre la strada alla musica moderna con l’ampiezza, fino ad allora inusitata, degli intervalli; con la struttura sillabica; con il ritmo, che nelle sequenze più tardive si trasformerà in misura regolare e, infine, introducendo il concetto di variazione melodica.

Una piccola, ma doverosa, postilla. Il Concilio Vaticano II, nella riforma liturgica, ha, inspiegabilmente, spostato la sequenza da dopo a prima dell’alleluia. Inspiegabile il motivo. Essa trae origine (e, soprattutto, la melodia) dall’alleluia: anteporre il frutto all’albero che senso ha? Cantare un qualcosa che deriva da un qualcos’altro che verrà cantato dopo che senso ha? Anche un bambino lo capirebbe… ma la domanda resta: che senso ha? (e stavolta – si noti – non c’entra “l’uso primitivo”)… manca, invece, uno straccio di risposta da parte di qualche “liturgista”. Anche uno solo. Attivarsi. Grazie.

7/continua (Credo).

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