venerdì 12 agosto 2011

STORIA DELLE FORME MUSICALI LITURGICHE/2

KYRIE – La storia del Kyrie eleison si presenta come assai complessa. Fino al pontificato di Gelasio, papa dal 492 al 496, dopo il vangelo si recitavano le orationes solemnes, delle preghiere di congedo dei catecumeni. Gelasio le sostituì con una preghiera le cui suppliche terminavano con l’invocazione “Kyrie eleison”.  Questa implorazione era cantata dopo il vangelo (non era ancora presente il Credo) e non all’inizio della liturgia. Fu, poi, trasportata all’inizio della messa all’epoca in cui scomparve il catecumenato. Gregorio Magno trovò troppo lunga questa supplica iniziale e preferì, almeno nelle messe feriali, sopprimere le implorazioni e conservare solamente le risposte.
Con molta probabilità, il numero di 9 invocazioni (3+3+3), venne fissato durante il pontificato di Gregorio I. Si possono distinguere due schemi principali di canto: uno più complesso (ABA CDC EFEx) e uno più semplice (AAA BBB CCCx).
Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, essendo stata ripristinata l’orazione  comune (preghiera dei fedeli) dopo il Credo, si sarebbe dovuto sopprimere il Kyrie prima della colletta. Non lo si è fatto per non togliere alla liturgia romana una delle sue caratteristiche. Si sono poi ridotte le invocazioni da 9 a 6 (binarie invece che ternarie) salva restando, per la conservazione del patrimonio musicale, la libertà di cantarne di più.
Dal punto di vista teologico si tratta di individuare il/i destinatario/i delle invocazioni. Nel momento in cui si proclama Kyrie eleison, in greco, ci si riferisce alla Divinità semplicemente e, quindi, alle tre Persone divine. Una volta introdotto il Christe eleison, questo non può che riferirsi esclusivamente alla seconda persona della Trinità. Ci furono, così, due soluzioni proposte: 1) i primi tre Kyrie sono rivolti al Padre e gli ultimi tre allo Spirito Santo; 2) tutte le invocazioni sono riferite a Cristo. La maggioranza degli allegoristi medievali, però, opta decisamente per la prima interpretazione.
A partire dal IX sec., cominciarono a fiorire i cosiddetti “tropi”. Essi consistevano in testi (per lo più di libera composizione) da cantarsi sui melismi del Kyrie. Fu così che ogni Kyrie – e, di conseguenza, ogni Ordinario – venne ad identificarsi con le prime parole del tropo (ad esempio, il Kyrie “Cunctipotens genitor Deus” era così strutturato “Cunctipotens genitor Deus omni creator eleyson, Kyrie eleison. Christe Dei splendor virtus patrique sophia eleyson, Christe eleison. Amborum sacrum spiramen nexus amorque eleyson, Kyrie eleison” e, da esso, l’intera messa si denominò Missa “Cunctipotens”; così il Kyrie “Cum iubilo” e la Missa “Cum iubilo”; e via dicendo...). Da queste forme tardive deriva la novità, introdotta dal N.O., consistente nella possibilità di sostituire al “Confesso” le cosiddette “invocazioni all’atto penitenziale” (ad esempio: “Signore, tu sei la via che riconduce al Padre, abbi pietà di noi. Signore pietà”, ecc…).

Nel Kyriale romanum sono riportate diciannove melodie di Kyrie inserite negli Ordinari più altre undici ad libitum. Nel Kyriale simplex se ne trovano nove. Nel Graduale romanum del 1974 venne aggiunto, a quelli già presenti, il Kyrie della messa dei defunti arrivando, così, ad un totale di trentasette melodie.

2/continua (Gloria).

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