giovedì 23 giugno 2011

CONCERTO DEL M° GIANCARLO PARODI
(Villanova Monferrato, 18 giugno 2011)
Recensione


L’Ottocento musicale italiano è il secolo del melodramma: Donizetti, Bellini, Verdi. E l’organo italiano venne concepito, in quegli anni, come una grande orchestra capace di incarnare il gusto operistico popolare. E’ quella che si definisce la “democratizzazione” dell’organo: esso diventa orchestra e la chiesa diventa una sorta di teatro per i poveri, ai quali era precluso quello vero.
     Se è vero, dunque, che la letteratura organistica dell’Ottocento italiano debba considerarsi inadeguata al servizio liturgico, è altrettanto vero che lo studio e la riscoperta di tale musica sia necessaria, se non altro perché non vengano lasciate carenze alla cronaca storico-musicale.
     E’ stata, allora, impresa lodevole, quella intrapresa dal Comune di Villanova, in collaborazione con la Parrocchia e la Società Culturale Villaviva: offrire, in un concerto sabato sera 18 giugno, una sorta di “colonna sonora” degli anni che stanno a cavaliere tra la fine del Settecento e l’Ottocento; proprio gli anni che videro il formarsi dell’unità d’Italia che quest’anno si festeggia e che questo concerto ha commemorato. L’organista di fama internazionale m° Giancarlo Parodi (già docente presso il Conservatorio di Milano e il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma) ha offerto un programma cucito su misura sul Lingiardi villanovese del 1881 che, come sottolineato dall’illustre maestro, ancora porta con sé intatti i timbri originali dell’epoca mai modificati.
     Ha aperto il concerto la Sonata alla “Siciliana” di Niccolò Moretti (1763-1821), la quale rivela, in anni anteriori di parecchio all’unità nazionale, già un interesse verso il meridione d’Italia intravedibile in quel “alla Siciliana”. Una piccola parentesi mistica l’ha inserita la dolce Elevazione di Girolamo Barbieri (1808-1871) tutta giocata tra registri flautati e voce umana. Nel Post-Communio di Giovanni Morandi (1777-1856), che fu allievo di P. Martini, è emersa grande brillantezza di scrittura che avvicina l’autore di molto a padre Davide da Bergamo. Di Antonio Diana non ci sono noti i suoi dati biografici, ma la sua Sonata, un po’ alla maniera di Petrali, ha meritato, di buon grado, un posto di rilievo nella letteratura organistica ottocentesca. Vincenzo Petrali (1832-1889) era considerato il più grande esecutore italiano dei suoi tempi e prodigioso improvvisatore; nella sua scrittura, come è emerso nell’Andante, una forte inventiva melodica la fa da padrone sorretta, però, da rigide compattezze armoniche. Il Grande Offertorio di Gaetano Donizetti (1797-1848), riduzione della Sinfonia dell’opera “Anna Bolena”, mostra, nella sua ampia durata, l’estro più puro dell’operista bergamasco. Francesco Almasio (1806-1871), ricordato come il primo titolare di una cattedra d’organo in conservatorio, con la sua Consumazione, un brano riservato al “consumo” dell’Eucarestia (la comunione), rivela una particolare concezione, propria del gusto operistico di allora, della sacralità della Comunione. L’Offertorio di Giovanni Battista Candotti (1809-1876) ricorda, ancora una volta, nella sua lunghezza oltre i normali tempi di un offertorio in una messa antica, quanto l’organo venisse concepito in chiave concertistica.
     Non poteva non chiudere un siffatto concerto la figura di padre Davide da Bergamo, al secolo Felice Moretti. Compositore e sacerdote, godette di una incredibile popolarità tanto da divenire il capro espiatorio della riforma ceciliana. Nelle sue opere, e la Polonese e Sinfonia offerte magistralmente da Parodi ne sono un esempio, mise in rilievo tutto il virtuosismo dell’organista ricreando, anche, non pochi effetti bandistici.
     L’eccezionale perizia tecnica e gli strabilianti effetti sonori ottenuti da Parodi sul Lingiardi non sono passati inosservati al numeroso pubblico presente.
Mattia Rossi

da La Vita Casalese, 23 giugno 2011

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