…e se lo dice l’Osservatore Romano…
A conferma di quanto la musica sacra sia conosciuta e interessi alle “alte sfere” della Chiesa leggasi la risposta dell’autorevole Osservatore romano all’articolo sottocitato di Repubblica. Sconvolgente. E, soprattutto, chi l’avrebbe mai detto di parteggiare per Repubblica…?
MR
(tra parentesi, in grassetto, qualche osservazione)
SE LA MUSICA LITURGICA DIVENTA UN PRETESTO PER LITIGARE
di Marcello Filotei
da L’Osservatore Romano del 17 giugno 2011.
È paradossale che proprio la liturgia, luogo principe dell'armonia e dell'incontro, sia a volte concepito come una sorta di campo di battaglia da quanti -- ognuno con le proprie rispettabili ragioni -- vorrebbero rivedere le modalità di utilizzo della musica e del canto durante le celebrazioni. [il problema sta proprio in quell’ “ognuno con le proprie rispettabili ragioni”. Eh no! C’è o no un Magistero? C’è o no un documento – Sacrosanctum Concilium – che, almeno sulla carta, dice certe cose? Qui si pone sullo stesso piano chi vive nella Tradizione della Chiesa e chi propone la canzonetta del mondo, ma uno ha ragione l’altro no. Del resto io aspetto ancora che qualche modernista mi motivi le sue proposte: le mie sono sorrette dal Magistero e dai documenti della Chiesa, le sue no. A voi, cari amici, l’onere della prova…]
L'argomento è di particolare interesse, tanto che il quotidiano «la Repubblica » gli dedica tre pagine nel numero del 16 giugno, rilevando incongruenze nei testi di alcuni canti moderni e lamentando un basso livello nella qualità dei canti liturgici in genere.
È indubbio che in molti casi il tasso «artistico» dei brani musicali proposti nelle chiese è discutibile [“discutibile”, no è inammissibile: gusti a parte, certi brani ignorano completamente l’ABC della composizione!], ma appare semplicistico -- se non strumentale -- contrapporre questa produzione al corpus gregoriano. [eppure è proprio quello che chiede il tanto da voi amato Vaticano II: “le nuove forme scaturiscano organicamente da quelle già esistenti” (SC, 23). Per dirla con S. Pio X: “una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell’andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto è meno degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme”]
È indubbio che in molti casi il tasso «artistico» dei brani musicali proposti nelle chiese è discutibile [“discutibile”, no è inammissibile: gusti a parte, certi brani ignorano completamente l’ABC della composizione!], ma appare semplicistico -- se non strumentale -- contrapporre questa produzione al corpus gregoriano. [eppure è proprio quello che chiede il tanto da voi amato Vaticano II: “le nuove forme scaturiscano organicamente da quelle già esistenti” (SC, 23). Per dirla con S. Pio X: “una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell’andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto è meno degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme”]
L'enorme patrimonio che giunge dai secoli passati, infatti, ispira e si affianca alle nuove proposte. La questione, semmai, è come garantire che i canti di oggi siano di livello artistico degno del ruolo che devono sostenere nella liturgia, un ruolo che non è solo decorativo. [Beh, preoccuparsi ora di chiudere le porte della stalla quando i buoi è da più di 40 anni che sono scappati… Ma anche qui le risposte sarebbero tutte nei documenti conciliari che, checché ne dicano gli illustri liturgisti, sono un po’ concepite come un supermercato: si prende ciò che interessa]
Cantare il gregoriano non è vietato ed è anzi auspicabile e possibile, anche in forma semplice.[Grazie, sarà fatto] Ma chi si lamenta perché le antiche melodie non sono abbastanza valorizzate, non fa che certificare un problema culturale: nella liturgia spesso, purtroppo, il livello della musica è paragonabile a quello, molto basso, dei brani trasmessi in radio e in televisione, almeno in Italia, come rileva tra l'altro sul giornale romano il consulente per la musica liturgica della Conferenza episcopale italiana, monsignor Vincenzo De Gregorio. [Di nuovo. Se “nella liturgia il livello della musica è molto basso” di chi è la colpa? Una sfogliatina veloce alla Casa del Padre ed è presto detto.]
La qualità dei canti che si ascoltano in chiesa è, in genere, lo specchio di una situazione di degrado culturale più ampio. [Ah beh, allora…]
Tale argomento non può però essere utilizzato per sostenere che tutto quello che è venuto dopo il concilio Vaticano II sia da rigettare in blocco. [E chi l’ha mai detto. Excusatio non petita, accusatio manifesta…]
Spazio, dunque, a tutte le opinioni [e dagliela con ’ste “opinioni”...], ma non alle strumentalizzazioni di quanti, da una parte e dall'altra, brandiscono come clave le proprie visioni della musica liturgica [chessò… il Papa, ad esempio, no?]. Forse non è ancora chiaro il percorso per arrivare alla composizione di inni moderni, rispettosi della tradizione e di alto livello artistico e che convivano con la giusta valorizzazione del gregoriano. Per il momento però si può evitare di negare dignità artistica a chi sostiene tesi diverse dalle proprie. Almeno per riguardo alla liturgia. [Ma come? Certo che si può! Non “alemeno per riguardo alla liturgia”, ma “proprio” per riguardo alla liturgia… sempre che, tali illustri modernisti, credano realmente in ciò che si celebra…]
