lunedì 15 agosto 2011

STORIA DELLE FORME MUSICALI LITURGICHE/4

GRADUALE – Anticamente il suo nome era responsum, poi diventò responsorium. Il termine “graduale” deriva da gradus (gradino): il cantore,  infatti, lo cantava da metà scaletta di accesso al pulpito. Esso è un canto interlezionale (tra le letture) che segue la lettura veterotestamentaria e, teologicamente, ne costituisce una meditazione.
Intorno al IV sec. la sua esecuzione era responsoriale: l’assemblea interveniva con formule semplici al canto dei versetti da parte del solista. Dal V-VI sec., con il formarsi delle scholae, subì un forte processo di ornamentazione che lo fece diventare uno dei brani più virtuosistici del repertorio gregoriano; questo comportò, inoltre, la sua riduzione a soli due versetti di salmo secondo la forma A-B-A.
La sua esecuzione prevedeva una prima intonazione da parte del solista, seguiva la ripetizione per intero da parte della schola, poi il versetto cantato dal solista e, infine, la schola ripeteva da capo il primo verso.

Semplificando, il Graduale corrisponde, nel N.O., al salmo responsoriale. In realtà la forma più vicina a quella dell’odierno salmo responsoriale è lo psalmus responsorius, che troviamo nel Graduale simplex, ovvero la forma antica del Graduale o salmodia responsoriale. Esso consiste nel canto di un intero salmo intervallato da un breve e semplice ritornello (come l’odierno salmo responsoriale, appunto). In ogni caso, sia il Graduale che lo psalmus responsorius, testimoniano una loro concezione esclusivamente cantata e mai letta. Se nelle nostre liturgie non è possibile eseguire il salmo responsoriale cantato integralmente è assai più consigliabile leggerlo solamente: una esecuzione con ritornello cantato e salmo letto è la realizzazione di questa forma liturgica più scorretta e antistorica che esista.
Ancora una postilla. Il Graduale era cantato dallo stesso ministro che leggeva la lettura (del resto erano, teologicamente, strettamente connessi). Fa sorridere, vista la motivazione, l’odierna prassi di sostituire ad ogni lettura un lettore differente: perché nessuno si offenda e si scontenti. A parte la storia e la liturgia, ovviamente…

4/continua (Tractus).

domenica 14 agosto 2011

STORIA DELLE FORME MUSICALI LITURGICHE/3

GLORIA – Il Gloria in excelsis è un inno non scritturistico la cui origine deriva dal canto angelico per la nascita di Cristo: è dunque legato, in primis, al Natale (cfr Lc 2, 14). Nel suo testo completo, riunisce in sé vari elementi:
    un testo evangelico (“Gloria in excelsis Deo, et in terra pax ominibus bonae voluntatis”);
    la lode al Padre (“Laudamus te. […] Deus Pater omnipotens”);
    la lode a Cristo (“Domine Fili unigenite, Iesu Christe. Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris”);
    la supplica (“Qui tollis peccata mundi, miserere nobis. […] Qui sedes ad dexteram Patris, miserere nobis”);
    la glorificazione e, come aggiunta posteriore in seguito alle dispute sul dogma trinitario, la menzione dello Spirito Santo (“Quoniam Tu solus Sanctus, […] in gloria Dei Patris. Amen”).
Liturgicamente, in un primo momento, il Gloria trova la sua collocazione nell’ufficiatura del mattino. Alla fine del V sec. entra nella messa romana come canto proprio del vescovo, i preti potevano cantarlo solamente a Pasqua (il fatto che fosse un canto affidato al celebrante è testimoniato dal fatto che le melodie più antiche del Gloria sono delle cantillazioni o recitativi). Nonostante i liturgisti odierni dicano che il Gloria anticamente era un canto proprio dell’assemblea, le più antiche fonti non lo provano; l’estensione del suo canto all’assemblea avvenne più tardi e, comunque, questa non era la sua funzione nell’epoca primitiva. Dopo il mille diventerà canto proprio della schola sviluppando melodie di genere semi-ornato.

Nel Kyriale romanum si trovano diciannove melodie per il Gloria. Il Kyriale simplex ne riporta cinque (delle quali quattro derivano dal KR).
Il Gloria è l’unico canto dell’ordinario che anche la nuova liturgia permette di affidare alla sola schola.

Il Gloria non è e non fu mai una forma responsoriale! Lo ripeto: non è una forma responsoriale! Le esecuzioni con ritornelli (vedi il “Gloria di Lourdes”, ma anche numerosissime altre versioni presenti nella mai così nefasta Casa del Padre) all’inizio, al centro e al termine sono quanto di più antistorico e antiliturgico possa esistere.

3/continua (Graduale).

venerdì 12 agosto 2011

STORIA DELLE FORME MUSICALI LITURGICHE/2

KYRIE – La storia del Kyrie eleison si presenta come assai complessa. Fino al pontificato di Gelasio, papa dal 492 al 496, dopo il vangelo si recitavano le orationes solemnes, delle preghiere di congedo dei catecumeni. Gelasio le sostituì con una preghiera le cui suppliche terminavano con l’invocazione “Kyrie eleison”.  Questa implorazione era cantata dopo il vangelo (non era ancora presente il Credo) e non all’inizio della liturgia. Fu, poi, trasportata all’inizio della messa all’epoca in cui scomparve il catecumenato. Gregorio Magno trovò troppo lunga questa supplica iniziale e preferì, almeno nelle messe feriali, sopprimere le implorazioni e conservare solamente le risposte.
Con molta probabilità, il numero di 9 invocazioni (3+3+3), venne fissato durante il pontificato di Gregorio I. Si possono distinguere due schemi principali di canto: uno più complesso (ABA CDC EFEx) e uno più semplice (AAA BBB CCCx).
Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, essendo stata ripristinata l’orazione  comune (preghiera dei fedeli) dopo il Credo, si sarebbe dovuto sopprimere il Kyrie prima della colletta. Non lo si è fatto per non togliere alla liturgia romana una delle sue caratteristiche. Si sono poi ridotte le invocazioni da 9 a 6 (binarie invece che ternarie) salva restando, per la conservazione del patrimonio musicale, la libertà di cantarne di più.
Dal punto di vista teologico si tratta di individuare il/i destinatario/i delle invocazioni. Nel momento in cui si proclama Kyrie eleison, in greco, ci si riferisce alla Divinità semplicemente e, quindi, alle tre Persone divine. Una volta introdotto il Christe eleison, questo non può che riferirsi esclusivamente alla seconda persona della Trinità. Ci furono, così, due soluzioni proposte: 1) i primi tre Kyrie sono rivolti al Padre e gli ultimi tre allo Spirito Santo; 2) tutte le invocazioni sono riferite a Cristo. La maggioranza degli allegoristi medievali, però, opta decisamente per la prima interpretazione.
A partire dal IX sec., cominciarono a fiorire i cosiddetti “tropi”. Essi consistevano in testi (per lo più di libera composizione) da cantarsi sui melismi del Kyrie. Fu così che ogni Kyrie – e, di conseguenza, ogni Ordinario – venne ad identificarsi con le prime parole del tropo (ad esempio, il Kyrie “Cunctipotens genitor Deus” era così strutturato “Cunctipotens genitor Deus omni creator eleyson, Kyrie eleison. Christe Dei splendor virtus patrique sophia eleyson, Christe eleison. Amborum sacrum spiramen nexus amorque eleyson, Kyrie eleison” e, da esso, l’intera messa si denominò Missa “Cunctipotens”; così il Kyrie “Cum iubilo” e la Missa “Cum iubilo”; e via dicendo...). Da queste forme tardive deriva la novità, introdotta dal N.O., consistente nella possibilità di sostituire al “Confesso” le cosiddette “invocazioni all’atto penitenziale” (ad esempio: “Signore, tu sei la via che riconduce al Padre, abbi pietà di noi. Signore pietà”, ecc…).

Nel Kyriale romanum sono riportate diciannove melodie di Kyrie inserite negli Ordinari più altre undici ad libitum. Nel Kyriale simplex se ne trovano nove. Nel Graduale romanum del 1974 venne aggiunto, a quelli già presenti, il Kyrie della messa dei defunti arrivando, così, ad un totale di trentasette melodie.

2/continua (Gloria).

giovedì 11 agosto 2011

STORIA DELLE FORME MUSICALI LITURGICHE/1

A mio giudizio – dettato, principalmente, da una cospicua frequentazione di messe domenicali –, nei cosiddetti “animatori della liturgia” manca una reale comprensione e conoscenza di cosa sono (e, soprattutto, cosa sono state) le varie parti della messa. In particolare, mi riferisco a quelle cantate.
Inauguro, qui, una piccolissima “Storia delle forme musicali liturgiche” a puntate. Si parte con l’introtio (N.O.: canto d’inizio).
MR

INTROITO – L’introito è l’antifona che, come evidenzia il termine stesso, occupava il tempo della processione d’ingresso. Non dobbiamo certamente pensare alle processioni d’ingresso che vediamo nelle nostre liturgie domenicali (soprattutto alcuni ingressi raffazzonati e grossolani!), un tempo il pontefice partiva dal di fuori della basilica, dal cosiddetto secretarium, poi, giunto davanti all’altare, si inginocchiava e pregava facendo in silenzio l’atto penitenziale. Nel frattempo l’antifona veniva ripetuta e, ad ogni ripetizione, seguiva un versetto del salmo d’introito. Quando il pontefice faceva segno di concludere si cantava il Gloria Patri et Filio, si ripeteva l’antifona, poi il versum ad repetendum (il versetto più significativo) e quindi l’antifona per l’ultima volta.
Già dalla sua lunghezza si intuisce già l’importanza dell’introitus: era, infatti, l’antifona destinata a introdurre l’assemblea nella solennità del giorno e, quasi sempre, è il canto che interpreta meglio il senso della celebrazione. Questo vale per i tempi forti e per le solennità. Nel tempo per annum erano ammesse antifone generiche, ma comunque dal chiaro senso di apertura.
In molti casi, l’introito, è strettamente imparentato con le letture (che, quindi, verranno in seguito), un po’ come nelle antifone ad prelegendum gallicane.

Il “guaio” per la messa conciliare è che non esistendo un Graduale in italiano (ma solo quella porcheria – per essere gentili – della Casa del Padre!), non esiste un repertorio adatto ad ogni domenica. Bisognerebbe controllare, di volta in volta, l’antifona d’ingresso del messale e trovare il canto più adatto (se si riesce…).
Ma, ad esempio, leggo l’antifona d’ingresso della 9° domenica del T. Ordinario: “Volgiti a me, Signore, e abbi misericordia, perché sono triste e angosciato; vedi la mia miseria e la mia pena e perdona tutti i miei peccati”. Quanti “animatori” accetterebbero di cantare (“ma siamo nel tempo ordinario!!!”) “Signore ascolta, Padre perdona”?

1/continua (Kyrie eleison).

giovedì 4 agosto 2011

CONCERTO D'ORGANO

Venerdì 5 agosto alle ore 21, presso la Cattedrale di Asti, si terrà il primo concerto della II edizione della rassegna “Notte d’organo” dedicata alla solennità dell’Assunzione e organizzata dall’Istituto Diocesano Liturgico-Musicale astigiano.
Protagonista sarà il m° Daniele Ferretti che eseguirà musiche di Correa de Arauxo, Martini, Walther, Buxtheude, Bach, Mendelssohn, Brahms, Shelley, Bossi.

DANIELE FERRETTI
Organista, compositore e direttore d'orchestra, si è diplomato a pieni voti in Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio 'A. Vivaldi' di Alessandria con Sergio Marcianò.
Successivamente si è iscritto al Conservatorio 'G. Verdi' di Torino, diplomandosi in pianoforte con Aurora Verso, in Composizione con Daniele Bertotto e in direzione d'orchestra con Mario Lamberto.
Ha tenuto concerti in varie località italiane come organista solista, in formazioni cameristiche e in qualità di basso continuo in orchestra .
Come direttore d'orchestra ha diretto varie formazioni tra cui l'orchestra del Conservatorio 'G. Verdi' di Torino, la 'Classica' di Alessandria, la 'Camerata Strumentale Piemontese', la 'G. Pressenda' di Alba e Cuneo, l'Orchestra Filarmonica della Lombardia A. Carlos Gomes'.
Collabora con il coro polifonico 'Mario Panatero / Casale Coro' di Alessandria e con il Coro Polifonico Astense e “Orchestra Astense Antiqua”; con quest'ultima formazione ha inoltre registrato e pubblicato in qualità di organista accompagnatore un CD con musiche per coro e organo del compositore valtellinese Sergio Marcianò.
Ha frequentato nel 2002/2003 i corsi di perfezionamento per direttori d'orchestra organizzati a Firenze dalla 'Florence Sinphonietta' e tenuti dal M° Piero Bellugi.
Ha studiato arrangiamento con il M° Giancarlo Gazzani e ha partecipato a vari masterclass tenuti da Peppe Vessicchio e Renato Serio sulla musica nei meccanismi massmediatici (televisione, radio , discografia), svolti a Gavi Ligure 'Lavagnino giovani musica e cinema” (AL) nel settembre 2001/2002/2003.
Ha partecipato a trasmissioni televisive MEDIASET (“Matricole & meteore 2002”, “Teo Teocoli Show”) e RAI (Festival di Sanremo 2003) in qualità di coarrangiatore, assistente alla direzione musicale e responsabile per la copisteria musicale con Lucio Fabbri.
In occasione del restauro del film 'Frate sole' di Falena e Corsi (1918) ha registrato all'organo parte della colonna sonora del compositore Paolo Boggio, opera premiata al Festival del Cinema Muto di Pordenone.
Nel 2005 ha diretto 'l'Orchestra Classica di Alessandria' nella registrazione della colonna sonora del film di Giacomo Campiotti 'Mai più come prima' (musiche di Carosio-Fornaro) uscito nelle sale italiane nel novembre 2005.
E' risultato finalista in vari concorsi di composizione di musica per film tra i quali: 3° posto nella Prima edizione del Concorso Internazionale di Composizione 'Lavagnino giovani musica e cinema 2003' dedicato alla figura del M° A.F. Lavagnino, secondo posto al concorso internazionale di musiche per film 'Mario nascimbene Award' svoltosi a Orsogna (CH) nel maggio 2004 e novembre 2005 (primo posto non assegnato).
Ha ricevuto una menzione speciale alla prima edizione del concorso di composizione 'G. Petrassi' (primo premio non assegnato) dal M° Ennio Morricone (presidente di giuria) per il suo brano 'suoni nel bosco' per ensemble (unica opera premiata nella sezione 'musica assoluta').
Nel 2004/05/06/07 ha frequentato il corso di composizione di musica per film in qualità di effettivo svoltosi presso L'Accademia Chigiana di Siena e tenuto dal M° Luis Bacalov, negli anni 2005/06/07 ha ricevuto borsa di studio dell'Accademia e 'diploma d'onore' come riconoscimento per il lavoro svolto durante il corso.
Ha frequentato il Master Internazionale di Musica per Film presso La Scuola Nazionale di Cinema - Centro Sperimentale di Cinematografia con sede in Roma in qualità di effettivo con il M° Luis Bacalov.
Ha collaborato con la poetessa milanese pluricandidata al Nobel per la letteratura Alda Merini e il cantautore Giovanni Nuti in qualità di direttore, arrangiatore e orchestratore nel CD 'Il poema della croce' e relativo DVD del concerto (Poema della Croce live in Duomo) tenutosi nel Duomo di Milano nell'ottobre 2006 e seguito da oltre 4000 persone.
Ha collaborato in qualità di direttore, pianista, organista e arrangiatore nell'ultimo CD di Giovanni Nuti su testi di Alda Merini 'Rasoi di Seta' su etichetta BMG Sony.
Nel 2008 ha composto, orchestrato e diretto la colonna sonora del film “Zoè” con Francesco Baccini, Serena Grandi, Bebo Storti e Andrea G. Pinketts opera prima del regista Giuseppe Varlotta.
Nel 2009 ha collaborato con il gruppo milanese “Sursum corda” nella realizzazione del nuovo album di prossima uscita (“La porta dietro la cascata”) in qualità di coautore delle musiche e direttore/compositore dell'orchestra d'archi.
Ha collaborato con l'associazione teatrale “L'arcoscenico” in qualità di compositore di musiche di scena per lo spettacolo “La stanza di Passo” presentato al Teatro alfieri di Asti nella stagione 2009/2010 liberamente tratto da testi di Anton Cechov per la regia di sergio Danzi.
Collabora stabilmente con l'Istituto Diocesano Liturgico-Musicale di Asti in veste di docente di Organo e in qualità di consulente artistico per le attività culturale e musicali organizzate dall'Istituto stesso.

domenica 17 luglio 2011

Segnalazione concertistica

Mercoledì 20 luglio alle ore 21, in occasione dell'anniversario della morte di mons. Luigi Novarese (20.VII.84), presso il salone della Cascina Serniola "L. Novarese - N. S. Regina di Crea" di Casale Monferrato, si terrà un concerto del Coro gregoriano "S. Emiliano" diretto dal m° Giovanni Parissone.
Il programma comprenderà i brani più significativi che la liturgia pone nel corso delle feste dell'anno: una sorta di meditazione musicale sulla vita di Cristo.
I brani riguarderanno: l'Annunciazione, il Natale, le nozze di Cana, la chiamata di Pietro, l'istituzione dell'Eucarestia, la Passione, la Risurrezione, l'Ascensione e la Pentecoste.
Il CORO GREGORIANO “SANT’EMILIANO” è sorto nel 1980 per il servizio liturgico, ma si dedica anche all’attività concertistica. Per l’interpretazione del canto gregoriano si avvale delle antiche fonti paleografiche in base ai più recenti studi in materia.

lunedì 27 giugno 2011

…e se lo dice l’Osservatore Romano

A conferma di quanto la musica sacra sia conosciuta e interessi alle “alte sfere” della Chiesa leggasi la risposta dell’autorevole Osservatore romano all’articolo sottocitato di Repubblica. Sconvolgente. E, soprattutto, chi l’avrebbe mai detto di parteggiare per Repubblica…?
MR
(tra parentesi, in grassetto, qualche osservazione)


SE LA MUSICA LITURGICA DIVENTA UN PRETESTO PER LITIGARE
di Marcello Filotei
da L’Osservatore Romano del 17 giugno 2011.

È paradossale che proprio la liturgia, luogo principe dell'armonia e dell'incontro, sia a volte concepito come una sorta di campo di battaglia da quanti -- ognuno con le proprie rispettabili ragioni -- vorrebbero rivedere le modalità di utilizzo della musica e del canto durante le celebrazioni. [il problema sta proprio in quell’ “ognuno con le proprie rispettabili ragioni”. Eh no! C’è o no un Magistero? C’è o no un documento – Sacrosanctum Concilium – che, almeno sulla carta, dice certe cose? Qui si pone sullo stesso piano chi vive nella Tradizione della Chiesa e chi propone la canzonetta del mondo, ma uno ha ragione l’altro no. Del resto io aspetto ancora che qualche modernista mi motivi le sue proposte: le mie sono sorrette dal Magistero e dai documenti della Chiesa, le sue no. A voi, cari amici, l’onere della prova…]
L'argomento è di particolare interesse, tanto che il quotidiano «la Repubblica» gli dedica tre pagine nel numero del 16 giugno, rilevando incongruenze nei testi di alcuni canti moderni e lamentando un basso livello nella qualità dei canti liturgici in genere.
È indubbio che in molti casi il tasso «artistico» dei brani musicali proposti nelle chiese è discutibile [“discutibile”, no è inammissibile: gusti a parte, certi brani ignorano completamente l’ABC della composizione!], ma appare semplicistico -- se non strumentale -- contrapporre questa produzione al corpus gregoriano. [eppure è proprio quello che chiede il tanto da voi amato Vaticano II: “le nuove forme scaturiscano organicamente da quelle già esistenti” (SC, 23). Per dirla con S. Pio X: “una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell’andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto è meno degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme”]
L'enorme patrimonio che giunge dai secoli passati, infatti, ispira e si affianca alle nuove proposte. La questione, semmai, è come garantire che i canti di oggi siano di livello artistico degno del ruolo che devono sostenere nella liturgia, un ruolo che non è solo decorativo. [Beh, preoccuparsi ora di chiudere le porte della stalla quando i buoi è da più di 40 anni che sono scappati… Ma anche qui le risposte sarebbero tutte nei documenti conciliari che, checché ne dicano gli illustri liturgisti, sono un po’ concepite come un supermercato: si prende ciò che interessa]
Cantare il gregoriano non è vietato ed è anzi auspicabile e possibile, anche in forma semplice.[Grazie, sarà fatto] Ma chi si lamenta perché le antiche melodie non sono abbastanza valorizzate, non fa che certificare un problema culturale: nella liturgia spesso, purtroppo, il livello della musica è paragonabile a quello, molto basso, dei brani trasmessi in radio e in televisione, almeno in Italia, come rileva tra l'altro sul giornale romano il consulente per la musica liturgica della Conferenza episcopale italiana, monsignor Vincenzo De Gregorio. [Di nuovo. Se “nella liturgia il livello della musica è molto basso” di chi è la colpa? Una sfogliatina veloce alla Casa del Padre ed è presto detto.]
La qualità dei canti che si ascoltano in chiesa è, in genere, lo specchio di una situazione di degrado culturale più ampio. [Ah beh, allora…]
Tale argomento non può però essere utilizzato per sostenere che tutto quello che è venuto dopo il concilio Vaticano II sia da rigettare in blocco. [E chi l’ha mai detto. Excusatio non petita, accusatio manifesta…]
Spazio, dunque, a tutte le opinioni [e dagliela con ’ste “opinioni”...], ma non alle strumentalizzazioni di quanti, da una parte e dall'altra, brandiscono come clave le proprie visioni della musica liturgica [chessò… il Papa, ad esempio, no?]. Forse non è ancora chiaro il percorso per arrivare alla composizione di inni moderni, rispettosi della tradizione e di alto livello artistico e che convivano con la giusta valorizzazione del gregoriano. Per il momento però si può evitare di negare dignità artistica a chi sostiene tesi diverse dalle proprie. Almeno per riguardo alla liturgia. [Ma come? Certo che si può! Non “alemeno per riguardo alla liturgia”, ma “proprio” per riguardo alla liturgia… sempre che, tali illustri modernisti, credano realmente in ciò che si celebra…]