lunedì 24 ottobre 2011

Franz Liszt
in memoriam
1811 – 2011

“IL PAPA DEGLI STRUMENTI”:
L’ORGANO NELLA BIOGRAFIA COMPOSITIVA DI FRANZ LISZT.


Se è vero, come è vero, che l’organo romantico, simbolo dell’opulenza sonora, vede in Liszt – assieme, almeno, a Mendelssohn, Schumann e Brahms – uno dei suoi grandi, è altrettanto vero che egli cominciò a interessarsi all’organo quando il padre dell’organo romantico, Aristide Cavaillé-Coll, non aveva neppur cominciato a sostituire la trasmissione meccanica con quella pneumatica.
     Era il 1836, durante una gita con un gruppo di amici, quando Liszt provò l’organo Moser a quattro manuali della chiesa di S. Nicola di Friburgo. Adolphe Pictet, che di quel gruppo di amici faceva parte, descrisse quella visita sottolineando come Liszt lasciò attoniti gli astanti in una improvvisazione all’organo, durata alcune ore (!), conclusasi con una fantasia sul Dies irae del Requiem di Mozart. Già da questo racconto traspare l’interesse di Liszt per l’organo; interesse che lo spinse, non appena stabilitosi a Weimar, di preoccuparsi di avere un organo in casa per lo studio, l’insegnamento (ebbe come allievo Julius Reubke) e la composizione. Ben prestò, affascinato dagli esperimenti grazie ai quali stava avanzando la possibilità di ottenere sull’organo gli effetti di crescendo e diminuendo, impossibili sull’organo barocco, cominciò a intravedere nell’organo un pianoforte perfezionato. Fu così che, all’organo della sua casa di Weimar, aggiunse, attraverso complessi congegni meccanici, un pianoforte ottenendo, così, un grande doppio organo-pianoforte: obiettivo di questi primi esperimenti era quello di ottenere uno strumento capace di unire la colorata gamma timbrica dell’organo con la possibilità di controllo dell’emissione sonora propria del pianoforte.
     Liszt, seguendo tali criteri estetici, compose per organo solamente tre opere di vasto respiro: nel 1850 la coloratissima Fantasia e fuga sul corale “Ad nos, ad salutarem undam”, uno strepitoso affresco sonoro di continue metamorfosi – della durata di quasi mezzora – dell’unico tema tratto dal Profeta di Meyerbeer; nel 1855 stese il Preludio e fuga sul nome B.A.C.H., per poi rivederlo nel 1870, in occasione dell’inaugurazione dell’organo del duomo di Merseburg; nel 1863 le Variazioni su “Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen”, variazioni libere a modo di passacaglia sul basso continuo del “Crucifixus” della Messa in si minore di Bach. Di una certa corposità sono, ancora, la fantasia Evocation à la Chapelle Sistine, del 1862, sui temi del Miserere di Allegri e dell’Ave verum di Mozart, il festoso corale Nun danket alle Gott del 1883, scritto per l’inaugurazione del nuovo organo della cattedrale di Riga, e la trascrizione (riveduta da Liszt stesso) del poema sinfonico Orpheus.
     Le altre pagine organistiche lisztiane, cosiddette “minori”, appartengono a quello che a taluni è sembrato opportuno chiamare il “Liszt dopo Liszt”: quel Liszt, cioè, che, in seguito ad una profonda crisi spirituale dovuta alle mancate nozze con la compagna, abbracciò la Chiesa cattolica e ricevette gli ordini minori. Sono, infatti, le esigenze liturgiche o le ricorrenze occasionali (Slavimo slavno, Slaveni! per il millenario dei santi Cirillo e Metodio o Am grabe R. Wagners per l’anniversario della morte dell’amico Wagner) a dettare alla inesauribile in originalità vena compositiva di Liszt le composizioni meno conosciute di questo straordinariamente eclettico autore.

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